Bruno Vespa dedica la sua rubrica STORIE DI VINO su PANORAMA al GELSAIA di Cecchetto

03/02/2008 DAL 1600 RARITA' PER INTENDITORI Il singolare Gelsaia prodotto solo cinque volte in dieci anni.

'Vino di contrada ruspio e gagliardo, nero come la pece, adatto ai palati solidi di forte carattere'. Così lo scrittore Ferruccio Mazzariol parla del vino che gli nasce accanto, il Raboso Piave. Noto fin dal '600 eppure raro e dunque chicca per appassionati, almeno nella versione più nobile proposta da Giorgio e Cristina Cecchetto, il Gelsaia. Chiamato così perchè fatto nel paese dei gelsi, questo vino è in realtà assai meno scontroso di come lo descrive Mazzariol. Ho avuto nei giorni scorsi l'opportunità di assaggiare le sole cinque annate prodotte finora tra il '94 e il 2003 e me ne sono innamorato. Alcune assonanze sentimentali mi hanno ricordato per profondità raffinata il Montepulciano d'Abruzzo dell'indimenticabile Edoardo Valentini: anche quello, per dirla con Mazzariol, è vino ruspio e gagliardo. Qui Cecchetto, lavorando uve parzialmente appassite, vi aggiunge la morbidezza veneta che esplode nell'annata '97, la più suggestiva tra le cinque. Un vino singolarissimo, frutto di accurate ricerche scientifiche, che pure è piaciuto a tutti i fortunati palati che l'hanno diviso con me a tavola. Un vino che s'abbina benissimo con la mostra veneziana di Lawrence Carroll (distante un tiro di schioppo da Vazzola, Treviso, dove sta Cecchetto) perchè ne condivide i colori caldi. Più semplice e austero il Raboso Piave di base, mentre è straordinario il Passito che sta per andare in commercio e che sublima il Gelsaia. Ottimo, per entrambi, il rapporto qualità/prezzo.