Villa Matilde, socia del MTV Campania, presenta, il primo Falerno del Massico in anfora, alla stampa internazionale, nell’ambito della rassegna Campania Stories

06/03/2015 Con l’apertura del primo Pithos e l’assaggio del nettare frutto della vendemmia 2014, è stato presentato alla stampa internazionale, nell’ambito della rassegna Campania Stories, il primo Falerno del Massico vinificato in anfora dall’azienda Villa Matilde di Cellole, Caserta

Nell’anno delle celebrazioni del Cinquantenario, Villa Matilde presenta il primo Falerno del Massico vinificato in anfora: un progetto che riallaccia i fili con la memoria e la storia del vino degli antichi Romani.
Nella cantina dell’azienda di Cellole, una serie di Pithoi e Dolia grandi giare in terracotta realizzate proprio per il progetto e in esclusiva per Villa Matilde, accolgono il primo esperimento di Falerno fermentato e affinato in anfora per 12 mesi.

“Abbiamo iniziato a lavorare con le uve rosse e contiamo di aprire il primo pithos di vino sperimentale a marzo di quest’anno; ma il Falerno in anfora che sarà imbottigliato, arriverà sul mercato nel 2016” spiega Salvatore Avallone che con la sorella Maria Ida è alla guida dell’azienda familiare fondata dal padre, l’Avvocato Francesco Paolo Avallone, cui si deve la riscoperta del Falerno in tempi moderni.

La storia dell’azienda Villa Matilde nasce proprio con la sfida di Avallone di riportare in vita il vino raccontato da Plinio e Marziale, ritenuto ardens e fortis, scelto dagli Imperatori romani e andato via via dimenticato nel corso dei secoli, quasi del tutto scomparso nell’Ottocento in seguito alla diffusione della fillossera. Il progetto del vino in anfora nasce circa due anni fa con la consulenza scientifica di Riccardo Cotarella enologo di fama internazionale e dell’archeologo Luigi Crimaco Direttore dei musei di Sessa Aurunca e di Mondragone e viene presentato nel 2015, anno in cui ricorre la cinquantesima vendemmia di Villa Matilde.

"Tornare a vinificare una piccola quantità di Falerno nelle giare come veniva fatto nell’antichità è un omaggio alla sua storia e a nostro padre che dedicò anni di studi e ricerche a questo vino straordinario, il più antico d’Italia, che oggi è ambasciatore del nostro territorio nel mondo", aggiunge Maria Ida Avallone.




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