Vino: Expo riscopre voci narranti del Novecento. Riccardo Cotarella auspica nuovi talenti letterari come Veronelli, Soldati, Monelli

18/06/2015 Il vino raccontato, studiato e assaporato attraverso gli scritti di tre autori d'eccellenza, Luigi Veronelli, Mario Soldati e Paolo Monelli

Il secondo convegno del Comitato Scientifico di "Vino - A Taste of Italy", padiglione del Vino a Expo, ha riproposto, sabato scorso, l'evoluzione del vino interpretata in chiave storico letteraria, lungo tutto il Novecento, presentando tradizioni, cibi e vini rimasti intatti durante la trasformazione dell'Italia da paese contadino a nuova realtà industriale.

"Il viaggio letterario è un auspicio: quello di veder nascere nuovi talenti in grado di raccontare il vino come lo sono stati, con le loro peculiarità e nei loro anni, Monelli, Soldati e Veronelli" ha detto Riccardo Cotarella, presidente del Comitato Scientifico.

!Nella letteratura italiana del Novecento il vino ha avuto spesso un ruolo importante, ha sottolineato Luca Clerici, professore di Letteratura all'Università di Milano. Nell'ambito del reportage eno-gastronomico, invece, possiamo identificare ne Il Ghiottone errante di Paolo Monelli il principale capostipite del genere. Nello scritto si riscopre tutta l'autenticità di alcuni paesaggi e condizioni sociali. L'autore, giornalista buongustaio e gran bevitore, percorre un tour indimenticabile lungo lo Stivale in compagnia di Novello, pittore e vignettista astemio e morigerato, in pagine di notevole suggestione".

Per Alberto Capatti, storico della cucina e co-curatore della mostra alla Triennale di Milano "Camminare la Terra" su Luigi Veronelli: "Il grande giornalista e scrittore milanese ci ha insegnato, in oltre un ventennio, a creare un connubio, difficile ma quasi perfetto, tra due grandi virtù del nostro Paese, il vino e la cucina, attraverso opere come Mangiare bene all'italiana e Il Vino giusto".

"Le iniziative di Veronelli, anarchico libertario, improntate al suo rigore e alla sua disobbedienza, hanno saputo anticipare la riflessione a venire su territori, pratiche in vigna e in cantina, rivendicando dignità sovrana per il vignaiolo e riconoscimento per il frutto del suo lavoro" ha osservato Giuseppe Lo Russo, giornalista e gastronomo.

"Mangiare bene e bere meglio, la riscoperta dei migliori prodotti della nostra tradizione da allora sono diventati un continuo impegno del gusto e dell'intelligenza, nel quale la cultura è intervenuta a tutto campo - ha commentato Andrea Gabbrielli, giornalista enogastronomico -. Negli anni Cinquanta e Sessanta è giusto ricordare anche altri maestri e pionieri di uno stile che si sono cimentati con il vino e la gastronomia contribuendo, in modo non banale, alla conoscenza e alla valorizzazioni di questi temi, come Piero Accolti, Felice Cùnsolo, Livio Jannattoni, Rossano Zezzos, Luigi Volpicelli e Renato Ratti".

"Se oggi fossero qui, cosa berrebbero? - è il quesito giunto dal giornalista Andrea Del Cero, che ha riportato l'attenzione su Veronelli, Soldati e Monelli -. Ogni singola risposta avrebbe un sapore diverso perché ognuno di questi autori hanno approcciato questi temi non solo con vari stili, ma anche per motivi differenti. Mario Soldati, per esempio, ha saputo condurci tra le sponde del Po negli anni Cinquanta, alla scoperta degli usi e costumi e delle tradizioni di un mondo forse destinato a scomparire".(Fonte: ANSA).




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