Langhe, Roero e Monferrato: un anno da patrimonio dell’umanità Unesco. Una valorizzazione che parte dall’agricoltura, dal turismo e dalla cultura

22/09/2015 Giorgio Ferrero, assessore regionale all’Agricoltura, invita a non dimenticare il ruolo fondamentale dei vignaioli

È trascorso poco più di un anno dall’iscrizione dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte tra i siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Un riconoscimento che ha premiato i vignerons di Langhe, Roero e Monferrato, ma anche le aziende produttrici e gli operatori turistici del territorio. Ma in Piemonte non intendono accontentarsi e l’anniversario verrà celebrato con una serie di iniziative destinate a promuovere e valorizzare l’intera zona sotto l’aspetto agricolo, turistico, culturale, industriale.

Un intervento che, secondo molti operatori del territorio, arriva con un anno di ritardo. E sperano, quindi, che i benefici si possano vedere già nel 2016. Tuttavia l’afflusso turistico non è mancato neppure in questa prima parte del 2015, anche se con un trend di crescita in linea con quello precedente al riconoscimento Unesco. Così come non dipende dall’iscrizione dei paesaggi vitivinicoli se un Barolo di Giacosa di Neive (in Langa) è stato considerato come il più richiesto dagli appassionati di tutto il mondo.

"Il turista che viene da noi - spiega Mauro Carbone, direttore del turismo di Langhe e Roero - è sempre più consapevole ed arriva per scoprire il territorio attraverso il vino. Quest’anno abbiamo registrato un vero boom di appassionati in arrivo dall’Australia, ma anche dall’Europa del Nord, a partire dalla Norvegia. E poi statunitensi, che si aggiungono ai tradizionali arrivi dalla Germania o dalla Svizzera. In frenata, invece, gli italiani".

Positiva anche la tenuta della spesa media dei turisti, per i vini ma anche per il cibo tradizionale di Langa e Roero. Anche il Monferrato, però, ha ampliato la propria offerta. A Canelli (Asti), da venerdì a domenica verranno aperte al pubblico le quattro “Cattedrali sotterranee”, la cantine storiche di Coppo, Gancia, Bosca e Contratto. Mentre, con la premiazione di ottobre dell’Acqui Storia, la parte alessandrina del Monferrato punta sulla cultura. Così come puntano sulla cultura il Teatro stabile ed il Teatro Regio di Torino che porteranno nei territori dell’Unesco dieci ore di spettacolo nel prossimo fine settimana, da Barbaresco a Canelli, da Acqui a Nizza Monferrato, da Casale a Barolo, da Cella Monte a Vignale.

Ma Giorgio Ferrero, assessore regionale all’Agricoltura, invita a non dimenticare il ruolo fondamentale dei vignaioli. Perché se il vino è di altissima qualità ed il paesaggio è affascinante, il merito è di chi ha voluto rispettare la tradizione di una viticoltura di collina, più complicata e più costosa, ma che offre risultati irraggiungibili da territori molto diversi e da una produzione molto più basata sulla meccanizzazione. (Il Sole24Ore)




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