Slow Food presenta la sua 'agenda' al prossimo Governo

17/01/2013 Una campagna elettorale al rovescio, in cui gli elettori fanno proposte ai candidati

Dalla salvaguardia del territorio e il recupero dei suoli agricoli abbandonati alla difesa della legalità, dal sostegno a una Politica Agricola Comune più attenta alla sostenibilità ambientale al no agli Ogm, dalla tutela delle risorse idriche all’agevolazione dell’accesso delle nuove generazioni alla terra, fino alla protezione della biodiversità. Ecco i punti chiave dell’“agenda” di Slow Food Italia (www.slowfood.it), vere e proprie “scelte di campo”, idee, evidenze per riaccendere, in previsione delle prossime elezioni politiche e amministrative, l’attenzione su temi delle politiche alimentari che rischiano di restare fuori dal dibattito, una campagna elettorale alla rovescia dove gli elettori devono farsi ascoltare dai candidati.
Fra poco più di un mese gli italiani saranno chiamati al voto e per questo Slow Food Italia presenta le proprie proposte per spostare il focus dei dibattiti elettorali sui “problemi con cui ci confrontiamo tutti i giorni e di cui, a nostro avviso, è necessario discutere - spiega il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese - e quando parliamo di politiche alimentari intendiamo misure e azioni condivise che coinvolgano ambiente, agricoltura, educazione, salute, giustizia e beni culturali, senza confini tra le diverse discipline”.
Quella di Slow Food è dunque una campagna elettorale al contrario: “Siamo noi elettori - continua Burdese - che dobbiamo farci ascoltare dai candidati, non viceversa. Facciamo in modo che prendano in considerazione le nostre richieste e chiediamo loro di attuarle concretamente. Chiediamo ai soci e in generale ai cittadini che hanno a cuore il futuro del cibo di qualità di condividere con noi le loro proposte: insieme possiamo fare in modo che il prossimo Parlamento faccia la differenza in tema di politiche alimentari”.
Ecco allora i punti chiave dell’“agenda” targata Slow Food: la salvaguardia del territorio e il recupero dei suoli agricoli abbandonati, fermando la cementificazione e riducendo così anche i rischi idrogeologici che minacciano il nostro Paese, il che significa anche rivedere i criteri di pianificazione urbanistica; la difesa della legalità nei sistemi di produzione del cibo, lottando contro il caporalato, l’ingerenza della criminalità organizzata e le contraffazioni; il sostegno a una Politica Agricola Comune (Pac) più attenta alla sostenibilità ambientale, che fornisca aiuti concreti ai giovani agricoltori e disponga di finanziamenti per la ricerca e l’innovazione.
E ancora: il no definitivo alla possibilità di coltivazioni geneticamente modificate in Italia, liberando tutta la filiera dalla presenza di Ogm, che sostengono un modello economico e produttivo antitetico al made in Italy; la tutela delle risorse idriche del nostro Paese, realizzando davvero una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua, come stabilito dal referendum del 2011; l’adozione di precise scelte strategiche e formative che facilitino l’accesso delle nuove generazioni alla terra, rendendo l’attività agricola redditizia e attrattiva e semplificandone le norme fiscali e la protezione della biodiversità, regolamentando la commercializzazione e gli scambi delle sementi tradizionali e proteggendo la proprietà intellettuale delle comunità contadine che le hanno sviluppate.





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