Austerity: fiducia ai minimi e consumi sottoterra. Più “junk food” e meno frutta

29/01/2013 La Cia commenta i dati diffusi dall’Istat: trionfa il pessimismo sulla situazione economica

I redditi in calo e gli oneri fiscali in aumento tagliano i consumi, anche quelli alimentari. Non si risparmia solo sulle quantità, ma sempre più spesso sulla qualità dei cibi. Oggi il 28% degli italiani compra quasi esclusivamente prodotti da discount.

La fiducia dei consumatori crolla ai minimi dal 1996 e trionfa il pessimismo sulla situazione economica generale, ma anche su quella personale. D’altra parte, per gli italiani si tratta del quinto anno di riduzione del reddito reale. E con l’aumento verticale degli oneri fiscali nel 2012 e i rincari delle tariffe energetiche, oggi due famiglie su tre riescono ad arrivare a fine mese solo con tagli radicali alla spesa, compresa quella per la tavola. Che infatti diminuisce sia in quantità che in qualità. Lo afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.

Non solo la metà delle famiglie riduce i volumi di spesa alimentare. Ormai il 28% degli italiani compra quasi esclusivamente nei discount e il 34% opta per cibi di qualità inferiore perché sono molto più economici. Inoltre - osserva la Cia - nelle dispense si moltiplicano cibi in scatola e surgelati e si ricorre più spesso al “junk food”, a tutto discapito dei prodotti freschi tipici della dieta mediterranea: nell’ultimo anno, infatti, ben il 41,4% delle famiglie ha ammesso di aver ridotto i consumi di frutta e verdura e il 38,5% quelli di carne e pesce.

Gli italiani sono allo stremo - continua la Cia - e aumenta il pessimismo e la sfiducia nel futuro. Per questo motivo, la prossima legislatura dovrà necessariamente prendere provvedimenti a sostegno delle famiglie, riducendo gli oneri fiscali e rilanciando i consumi domestici. Altrimenti l’Italia non uscirà mai dal tunnel della crisi.




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