Nella Gdo italiana crescono del 3,3% le vendite di vino a denominazione oltre i 6 euro a bottiglia: la ricerca SymphonyIri per Vinitaly 2013

15/03/2013 Per la prima volta in 10 anni, i volumi complessivi fanno registrare un calo: -3,6 sul 2011

Nel mercato del vino italiano la Gdo ormai vale il 70% delle vendite. E, dai primi dati dell’analisi degli scaffali del Belpaese, nel 2012, realizzata da SymphonyIri per VeronaFiere (la versione completa sarà di scena a Vinitaly, l’8 aprile), arrivano conferme sui trend di consumo nazionali: si beve meno vino, anche se si è disposti a spendere un po’ di più per la bottiglia da portare in tavola. Crescono del 3,3%, infatti, le vendite di vino in bottiglia e a denominazione nella fascia di prezzo superiore ai 6 euro, a fronte di un calo dei volumi generali del vino confezionato del 3,6% sul 2011 (prima flessione in quantità registrata negli ultimi 10 anni nei supermercati).

In generale il 2012 è stato un anno caratterizzato da un deciso aumento dei prezzi: +5,5% per il totale del vino confezionato, +4,5% a litro per le bottiglie di 75 cl a denominazione d’origine, e addirittura +10,1% per i vini in brik (calati però dell’1,7% in quantità). Variazioni di prezzo che incidono sulla ripartizione delle quote di mercato delle varie fasce di prezzo: i vini a denominazione sotto i due euro (che rappresentano il 25,2% del mercato) perdono a volume il 18,3%, ma proprio perché tanti prodotti sono passati alla fascia di prezzo centrale, quella tra 2 e 4 euro che copre la maggiore quota di mercato, quasi il 50%.

A proposito di quote di mercato è interessante notare che la fascia di prezzo tra i 4 e i 6 euro copre il 14,8% del mercato e quella sopra i 6 euro il 5,4%. Parlando, invece di quote di mercato globale, i vini a denominazione raggiungono il 56,1% delle vendite di vino nella gdo, mentre i brik il 31,5% (sempre a volume). Il prezzo medio, in generale, si attesta a 4,28 euro al litro per il vino a denominazione e in bottiglia, e a 1,24 euro per i brik. Il titolo di vino più venduto nei supermercati italiani è il Lambrusco con più di 14 milioni di litri per un valore di 44 milioni di euro. Seguono Chianti, Montepulciano d’Abruzzo, Barbera, Bonarda. Da sottolineare il calo delle vendite a volume del Nero d’Avola (-30,2%), dovuto ad un aumento del prezzo del 20,8%, un fenomeno che si ripete anche per altri vini.

Tra i vini “emergenti”, cioè quelli che fanno registrare una maggior crescita a volume, boom del Pecorino, prodotto nelle Marche e in Abruzzo, con un +23,8%, seguito da Pignoletto, Grillo, Traminer, Falanghina. Tra i trend da segnalare, la tenuta delle bollicine, che in volume cedono solo lo 0,6%, e la crescita dei vini a marca commerciale (+1,9% in volume e +9,2% in valore), che hanno una quota di mercato del 14,7%. “Per contrastare la tensione sul mercato - commenta Alberto Coldani, rappresentante di Federdistribuzione e direttore acquisti di Carrefour - la Gdo ha intrapreso piani promozionali molto forti che hanno contribuito a ridurre i margini delle catene e, spesso, impedito di assorbire l’elevata inflazione all’acquisto. Oltre alle preferenza accordate in modo sempre crescente alla marca commerciale abbiamo rilevato, e credo continueremo a farlo nel 2013, un aumento delle vendite a volume - del 3,3% nel 2012 - per i vini di prezzo superiore ai 6 euro, un forte segnale che attesta la ricerca, oltre che della convenienza, anche della qualità”.

La crescita dei prezzi suggerisce prudenza ed attenzione nell’analisi del mercato e nella sintesi conclusiva, ha avvertito Virgilio Romano, Client Service Director di SymphonyIri Group, coordinatore della ricerca realizzata per Vinitaly 2013: “Va evidenziato ciò che accade nel segmento brik, in cui si registra un corposo aumento di prezzo associato ad una sostanziale tenuta nelle vendite a volume: una situazione spiegata in realtà da una forte leadership e dalla rilevante presenza della marca commerciale nel comparto. Le statistiche ci dicono qualcosa anche dell’evoluzione dei gusti dei consumatori: tra i vini emergenti troviamo nelle prime posizioni 3 bianchi, come Pecorino, Pignoletto e Grillo, dunque una predilezione per un bere più leggero, forse meno legato al pasto e più alla socialità. Un dato che deve far riflettere: alla tradizione bisogna affiancare nuovi gusti e nuove modalità di consumo per avvicinare nuovi consumatori”.




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