Una banca dati per l'olio d'oliva made in Italy

02/04/2013 Ecco il progetto del Cra, Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura, ma servono tre anni (e i fondi)

Ricerca e sviluppo per la rintracciabilità dell’olio d’oliva, due i metodi possibili: uno chimico e uno, successivo, biomolecolare. Così si potrebbero combattere le contraffazioni. Per completare la fase di sperimentazione servono 900mila euro.

Contro la contraffazione e in una logica di etichettatura trasparente viene proposta la banca dati per l’olio italiano. Un progetto pensato dal Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (Cra), ente vigilato dal ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, che si basa su approcci complementari, sia di natura chimica che biomolecolare, in una fase successiva.

Il progetto, che dovrebbe coinvolgerebbe il Cra ed altre istituzioni scientifiche con competenze specifiche, avrebbe una durata triennale, ed avrebbe l’obiettivo di validare i modelli oggi disponibili, con un costo di circa 900mila euro. Fondi, tuttavia, che non sono ancora stati stanziati.

L’obiettivo, come illustra Enzo Perri, direttore del Centro di ricerca per l’olivicoltura e l’industria olearia, all’Ufficio stampa di Sol&Agrifood (www.solagrifood.com) la Rassegna internazionale dell’agroalimentare di qualità in programma dal 7 al 10 aprile a Verona fiere "è appunto quello di creare una banca dati dell’olio italiano, attraverso lo sviluppo di modelli statistico - matematici, in grado di classificare le varietà utilizzando i dati relativi al rapporto isotopico dal carbonio, alle sostanze volatili, agli acidi grassi, ai metalli in tracce e ai dati NMR". Una volta mappato l’olio italiano sarebbe molto più facile individuare le provenienze di oli esteri, anche se miscelati.

Un’altra strada indicata dal Cra è l’approccio molecolare, attraverso i marcatori genetici presenti nell’olio: "Una procedura molto più complessa, non ancora riproducibile - dichiara Perri - anche perché andranno individuati i marcatori cultivar specifici". Un approccio estremamente complesso, "anche perché gli oli si ottengono da olive procuratesi da libera impollinazione e i frammenti di Dna a volte sono davvero esigui".
Eppure, in un’ottica di tracciabilità trasparente e completa, la strada corretta sembra essere quella indicata dal direttore del Cra-Oli. Il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura può contare su una struttura di 15 centri e 32 unità di ricerca; i progetti in corso sono attualmente oltre 430.
(Fonte Veronafiere)




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