“Comunicare” il vino ai tempi di Facebook: è caccia ai brand che comunicano la propria assenza

01/07/2013 Oltre un miliardo di utenti connessi, pari all’85% della popolazione on line mondiale: è il “popolo dei social media”, con cui oggi le aziende devono confrontarsi per stare al passo con l’inarrestabile rivoluzione digitale

Ma quali strategie occorre sposare e quali strumenti adottare per destreggiarsi con disinvoltura nella rete? A questa domanda ha cercato di rispondere il workshop “Digital review, social media e digital PR” organizzato da Agivi (Associazione giovani imprenditori vinicoli italiani) a Milano, presso la sede di Unione Italiana Vini, dove un gruppo di esperti del settore ha illustrato le opportunità per le aziende e ha svelato alcuni “trucchi del mestiere”.

“L’avvento dei social media è stato facilitato da una serie di fattori convergenti - ha spiegato Francesca Valente, digital strategist dell’agenzia Evolution People di Milano, che ha analizzato l’evoluzione del comportamento d’acquisto del consumatore moderno - La maggiore accessibilità alle tecnologie associata al fattore mobilità hanno fatto crescere esponenzialmente gli utenti/consumatori che oggi sono ‘always on’, sempre connessi. Un fenomeno che ha interessato anche il settore dell’e-commerce, oggi definito ‘everywhere commerce’ (il consumatore compra quando vuole e da qualsiasi posto in cui si trovi)”.In Italia, sono 27 milioni gli utenti raggiunti dai social network, il 94% della popolazione on line. In testa Facebook, con 24 milioni di utenti che vi dedicano il 93% del tempo, che mette in condivisione oltre 900 milioni di oggetti sociali con cui le persone interagiscono e oltre 250 milioni di foto caricate al giorno.

Twittare, caricare immagini e video, pubblicare: è stata proprio l’interattività il fattore chiave che ha permesso l’avanzata della rivoluzione digitale e ha saputo rispondere a quel bisogno latente condiviso di dare voce alle proprie opinioni.

Un elemento che ha rivoluzionato anche il rapporto brand-cliente. Come ha sottolineato Roberto Guiotto, digital marketing manager dell’agenzia vicentina In Risalto “L’utente della rete è consapevole di avere un ruolo attivo nel rapporto con il brand: il consumatore passivo bersaglio di messaggi pubblicitari autoreferenziali è stato sostituito da un consumatore consapevole, alla ricerca di una relazione autentica con l’azienda. Con l’opinione del consumatore che è diventata il centro del rapporto, si è passati dall’advertising all’invertising. La nuova sfida per essere competitivi è quella di passare dal monologo al dialogo con il cliente”.

Ma la rivoluzione digitale comporta non poche opportunità per le aziende: in primis la possibilità di avere una maggiore visibilità a costi ridotti, e la possibilità di occupare nuove nicchie, la creazione di awareness, attraverso la costruzione di una community di “fedeli” che seguono passo dopo passo il brand, e l’engagement, ovvero l’opportunità di conquistare autenticamente il consumatore parlando la sua stessa lingua.

Dalla parte delle aziende, il fatto che i social media, inoltre, rappresentino degli efficaci strumenti di audit. L’”ascolto” della rete permette di verificare cosa succede quando si parla del proprio brand: dall’analisi dei “like” su Facebook o delle presenze su Twitter si arriva ad avere un feedback sul funzionamento del canale ed è possibile verificarne l’efficienza come strumento aziendale, monitorandone in diretta il comportamento.

Per la stessa ragione, i social network sono anche strumenti per accedere a enormi quantità di dati prima irraggiungibili, come nel caso dei “Big data” che accorpano dati provenienti da fonti tradizionali a quelli elaborati partendo dai social network, le cui dimensioni sono dell’ordine dei miliardi di Terabyte.

Per un’azienda investire nel web è dunque oggi fondamentale. Del resto, un brand che non è presente in rete o nei social media è un brand che comunica la propria assenza.

Per quanto riguarda il mondo del vino, in Usa e Francia le wineries presenti su Facebook sono rispettivamente il 94% e il 53% (minore la percentuale su Twitter, con il 73% e il 41% delle aziende). Il 47% delle cantine americane ammette che Facebook ha contribuito ad aumentare le vendite (il 72% delle aziende vinicole in Usa vendono on line) motivo per cui prevedono di investire sempre di più sul social network. E se è vero che il presente dell’industria del vino è nella “Generazione X” (che raggruppa i nati tra il 1960 e il 1980), il futuro sta nella “Generazione Y” (1980 - 2000) ossia tra coloro che sono abituati ad utilizzare internet sin dall’infanzia.

A concludere l'incontro, l'intervento di Marta Bulbarella e Matteo Gaggini, di Privalia Italia, che oltre a un focus sulle aziende del vino, ha messo in evidenza alcuni numeri dell'e-commerce globale. Nel 2012 il valore dell’e-commerce B2C è stato rispettivamente di oltre mille miliardi di dollari a livello globale e di 305 miliardi di euro a livello europeo (+22% sul 2011). Regno Unito, Germania e Francia continuano a generare i volumi più consistenti in termini di vendite on line e rappresentano complessivamente circa il 70% del mercato europeo, anche se il tasso di crescita più alto si è registrato nei mercati meno maturi dell’Europa dell’Est, come Polonia e Repubblica Ceca, dove la crescita oscilla tra il 25 e il 30%. In Italia il valore dell’e-commerce 2012 è stato stimato in 21,1 miliardi di euro, con un incremento del 12% rispetto al 2011. La crescita maggiore si ha nei comparti di prodotto (+29%) per un valore complessivo di 800 milioni di euro, rispetto ai servizi. Per il 2013 è prevista una crescita a tripla cifra con vendite di oltre i 170 milioni di euro, il 2% delle vendite e-commerce, e con oltre il 70% dei merchant che utilizza Facebook e Twitter come canali social.

(Fonte: Il Corriere Vinicolo)




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