Vendemmia 2013: le cifre definitive assoenologi indicano una produzione tra i 47 e i 48 milioni di ettolitri di vino, +15% sul 2012

25/11/2013 Ottima vendemmia per i bianchi, qualche punto interrogativo per i rossi raccolti ad inizio ottobre

La vendemmia 2013 comincia a prendere una fisionomia più chiara. Almeno secondo i dati definitivi di Assoenologi, l’associazione enologi ed enotecnici italiani, che, ormai a bocce ferme, visto che la vendemmia è ormai conclusa dappertutto, ci racconta di una produzione complessiva tra i 47 e i 48 milioni di ettolitri di vino, che significa, in termini percentuali, un +15% sulla raccolta 2012, una delle più scarse degli ultimi anni. Qualità interessante, dice l’associazione, ottima per i vini bianchi, mentre qualche punto interrogativo è d’obbligo per i rossi raccolti ad inizio ottobre, quando le piogge non sono davvero mancate. Con le uve in cantina, però, sulle prime valutazioni di Assoenologi sulla produzione, fatte a fine agosto, diverse sono le differenze, sia per quantità che per qualità, visto che in molte zone si riscontrano produzioni abbondanti e in altre scarse.

Se le previsioni saranno rispettate, dunque, l’Italia, secondo Assoenologi, dovrebbe ritornare il primo Paese produttore al mondo. Anche se produrre di più non conta tanto, visto che l’importante è vendere e vendere bene. Un primato che quest’anno potrebbe però essere contrastato dalla Spagna che, sempre se le previsioni saranno confermate, produrrà tra i 46 (Osservatorio spagnolo del mercato del vino) e i 48 (Associazione delle cooperative agroalimentari spagnole) milioni di ettolitri di vino, principalmente bianco: più 38% sulla media quinquennale, con punte di incremento, in alcune regioni, di oltre il 50% sul 2012. Il notevole aumento è dovuto non solo al positivo andamento climatico e meteorico, ma anche all’entrata in piena produzione di oltre 100.000 ettari di vigneto “ristrutturati”.

Gli ultimi dati elaborati dal servizio di statistica del Ministero dell’agricoltura francese dicono che i nostri cugini d’Oltralpe produrranno intorno ai 44,5 milioni di ettolitri, ossia il 7% in più rispetto alla produzione 2012 (41,1 milioni di ettolitri), e il 2% in meno rispetto alla media 2008/2012. La qualità risulta alquanto eterogenea.

“Certo è - continua Assoenologi - che il 2013 è stato decisamente meglio del 2011 e del 2012. Lo scorso anno abbiamo dovuto fare i conti non con l’anticiclone delle Azzorre, bensì con sette fenomeni dai nomi più suggestivi. In primavera abbiamo accarezzato Hannibal. Quindi conosciuto Scipione che, dal 17 al 27, ha fatto evaporare giugno. Poi abbiamo maledetto Caronte che, dal 29 giugno al 9 luglio, ci ha traghettato verso una torrida estate facendoci boccheggiare alla soglia dei 40 gradi. E che dire di Minosse che, dal 10 al 15 luglio, ci ha regalato sei giorni di fuoco. Dal 29 luglio al 5 agosto abbiamo dovuto fare i conti con Ulisse. Dal 7 al 15 agosto è stato Nerone a far parlare, o meglio “sudare” l’Italia tutta, seguito da Caligola (17/19 agosto) che ha lasciato il posto a Lucifero (20/25 agosto). Beatrice non ha portato le tanto auspicate piogge di fine agosto che sono arrivate in settembre grazie a Poppea che, però, per le uve bianche non ha ristabilito le ottimali condizioni salvando soprattutto al Nord quelle a bacca rossa in generale e di vendemmia tardiva in particolare.

Quest’anno invece l’andamento climatico e meteorico è stato inusuale ma favorevole alla vite permettendogli un ciclo vegetativo più razionale, con una maturazione diluita nel tempo che ha fatto rientrare il periodo vendemmiale nella media storica. Infatti i tempi di raccolta, rispetto alla scorsa campagna, sono stati procrastinati di 10/15 giorni nel Centro Nord e di 7/10 giorni nel Sud e nelle Isole. Un andamento climatico bizzarro ma non negativo. Dopo un autunno molto mite, tra i più caldi degli ultimi 25 anni, l’inverno è iniziato con un brusco abbassamento delle temperature inferiori alla norma. Gennaio, febbraio e marzo sono stati caratterizzati in tutt’Italia da precipitazioni elevate, superiori alla media stagionale, tali da ascrivere questo periodo come tra i più piovosi e nevosi degli ultimi 50 anni.

Anche in primavera e all’inizio dell’estate le precipitazioni sono state copiose creando preziose riserve nel sottosuolo, ma provocando anche, in diverse zone, non pochi problemi a causa dei virulenti attacchi fungini (peronospora e oidio) che hanno inciso sui potenziali produttivi, innescando diversi problemi nella fase di allegagione che hanno fatto seguito ad una fioritura eterogenea.

Dalla seconda metà di luglio è arrivato il grande caldo e in agosto si sono verificate importanti quanto decise escursioni termiche tra il giorno e la notte che hanno creato le condizioni propizie per una maturazione lunga, ma molto promettente, senza dubbio migliore delle due precedenti annate. Purtroppo diverse sono state le grandinate che, sia pure in modo diverso, si sono abbattute da Nord a Sud. Il mese di settembre è decorso nel migliore dei modi ristabilendo fiducia ed entusiasmo, privilegiando principalmente i vini ottenuti da uve a bacca bianca, mentre meno fortunati sono stati i vini rossi (le cui uve sono state vendemmiate nel mese di ottobre), che hanno subito le bizzarrie del tem-po incontrando bruschi sbalzi di temperatura e, in certe zone, consistenti precipitazioni che hanno influito sulla quantità e la qualità.

Le regioni a tagliare i primi grappoli delle uve precoci e base spumante sono state la Puglia e la Sicilia nella prima decade di agosto. Il pieno della vendemmia in tutt’Italia è avvenuto nell’ultima settima di settembre e nei primi giorni di ottobre.
La maturazione, a differenza degli ultimi anni, è stata graduale, distribuita in un giusto lasso di tempo e non concentrata come è avvenuto, sia pur per ragioni diverse, nel 2011 e nel 2012. Una lenta maturazione ha implicato più elevati parametri qualitativi, visto che ha favorito l’accumulo di positive sostanze come quelle aromatiche nelle uve a bacca bianca e quelle polifenoliche in quelle a bacca rossa.

Nel 2013 sono stati conferiti tra i 64 e i 67 milioni di quintali di uva da vino che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73% danno tra i 47 e i 48 milioni di ettolitri di vino. Un quantitativo superiore del 15% rispetto a quello dello scorso anno che fece registrare una produzione di 41,1 milioni di ettolitri (dato Istat). In tutte le regioni, fatta eccezione del Sud della Toscana, Umbria e Lazio, è stato registrato un incremento rispetto al 2012 compreso tra il 5 ed il 30%.
La maturazione, a differenza degli ultimi anni, è stata graduale, distribuita nel tempo e non concentrata come è avvenuto nel 2011 e nel 2012. Ciò ha permesso l’accumulo di importanti sostanze, tipo quelle aromatiche nei vini bianchi e fenoliche in quelli rossi, aumentando anche le tipicità che rappresentano principalmente il territorio, con sfuma-ture accentuate anche fra i diversi terroir. La qualità è sicuramente ottima per i vini bianchi. Qualche punto interrogativo rimane per alcuni vini rossi ottenuti da quelle uve vendemmiate nella prima parte di ottobre.

Mentre i consumi interni continuano a calare, secondo Assoenologi il 2013 si chiuderà sotto i 40 litri procapite contro i 45 del 2007 e i 110 degli anni Settanta. Crescono, invece, le vendite all’estero. Il 2012 si è chiuso con un incremento del 6,5% in valore ma con un calo dell’8,8% in volume rispetto al 2011. I primi sei mesi di quest’anno mettono in luce un’ulteriore crescita del 8,4% in valore rispetto al 2012 con un leggero decremento dei volumi pari al 3,1%. Il che vuol dire che mandiamo all’estero meno prodotto ma guadagniamo di più. Decisamente interessante anche l’incremento del prezzo al litro delle nostre vendite all’estero all’ingrosso che, nei primi sei mesi del 2013 è aumentato del 12%, pari a 2,38 euro al litro”.

Fonte: www.winenews.it




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