Le app di Expo a Tutto Food, carta dei vini su iPad e tavoli last minute al ristorante

07/02/2014 Il modo in cui cittadini e visitatori vivranno Milano da qui a un anno sarà molto diverso da come lo conosciamo, grazie a un’Expo che più tecnologica

Il 2015 è davvero dietro l’angolo. Ma il modo in cui cittadini e visitatori vivranno Milano da qui a un anno sarà molto diverso da come lo conosciamo, grazie a un’Expo che più tecnologica di così non si può annunciare. E tra i protagonisti di questo cambiamento ci saranno inevitabilmente molte start up, che fanno dell’innovazione un nuovo approccio alla quotidianità. Al punto che già anni fa, mentre ancora si discuteva dei terreni e i cantieri erano di là da venire, la ricerca delle start up era già partita. E del 2010 l’avvio dei Tavoli Expo della Camera di commercio, punti di incontro che ancora oggi permettono a queste realtà, avviate e non, di presentarsi a possibili finanziatori e fare rete tra loro. Oltre 500 le proposte già presentate ai 70 tavoli tematici convocati finora. Una recente ricerca promossa dalla stessa Camera di Commercio ed Expo 2015 Spa, ha stimato in quasi 11 mila il numero delle nuove imprese che nasceranno sulla spinta dell’evento milanese.

Il 45% solo in Lombardia. Smartphone, tablet e microchip saranno i compagni di viaggio in questa esperienza. E il settore del food & drink, ambito di eccellenza tutto italiano ma anche tema portante dell' esposizione, giocherà ovviamente la parte del leone. “Ci vorrebbe una specie di bollino Expo, per offrire ai clienti di ristoranti e alberghi uno standard qualitativo dei servizi, oltre che un organo di controllo per calmierare prezzi che si stanno già gonfiando” è la proposta di Sergio Cocco, bergamasco 42enne, ceo di WineAmore, società che realizza carte dei vini digitali su iPad: interattive, multilingue e personalizzabili. Sul mercato dal 2011, ha già una cinquantina di clienti, metà all’estero, ma solo due a Milano.

“Il problema resta quello dei finanziamenti, bisogna investire sui nuovi strumenti per garantire un’esperienza migliore”, continua Cocco, “ma non possiamo fare tdtto da soli, è anche Expo che deve agire”. Non la pensa così Claudio Garosci, 3lenne torinese, socio fondatore di Presso, un concept store progettato come una casa, in zona Sarpi. Aperto otto mesi fa, il format si appresta già a spiccare il volo per l’estero. Tre ambienti, con la cucina come fil rouge, per vivere esperienze conviviali e davvero social. E allo stesso tempo uno showroom, dove ogni cosa - dalla vernice sui muri agli alimenti - è fornito dalle aziende. “L’Expo è una finestra aperta sul mondo. Per noi è, se possibile, un’opportunità ancora più strepitosa per far vivere questa attitudine al consumo, è la convinzione di Garosci: qui anche gli stranieri possono sperimentare lo stile di vita made in Italy, tra cibo e design”.

Ma, sottolinea, “è agli imprenditori che tocca coglierne le potenzialità economiche. Mentre compito delle istituzioni è quello di far comprendere il valore educativo e formativo dell’evento”. Certo, si può fare di più, pensare soluzioni nuove. “Ad esempio, realtà come la nostra potrebbero essere utilizzate per un FuoriExpo, è l’idea di Garosci. Per dare spazio a tutti quelli che resteranno fuori dal sito espositivo”. Anche per Daniela Ferrando, 51enne milanese fondatrice con altri 4 soci di EatTwo, “Expo dovrà garantire un avvicendamento di esperienze stimolanti, tra sito e città diffusa, puntando a far ritornare chi è già stato qua e a sfruttare l’eredità dell’esposizione”.

Contenitore di progetti e canali che notano intorno al mondo food & drink, EatTwo guarda a Expo con due strumenti: quello delle consulenze e dell’organizzazione eventi ma soprattutto con Eat2, una app per smartphone e tablet che applica il concetto del last minuto al mondo dell’alta ristorazione, permettendo agli utenti di approfittare di offerte esclusive e ai ristoratori di non trovarsi con i tavoli vuoti. “L’applicazione, multilingue e localizzabile, è sviluppata e ha già un migliaio di utenti registrati”, spiega Ferrando, “ma quello che serve è un’iniezione di capitale per fare il salto commerciale. Per questo ci stiamo guardando intorno, in Italia e all’estero”.

Fonte: Italia Oggi




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