Coltivare la terra in modo etico. E se fosse l’agricoltura biodinamica a salvare il mondo?

28/02/2014 La crescita a due cifre della biodinamica: nuovo modello di agricoltura

E se fosse l’agricoltura biodinamica a salvare il mondo? I numeri che a Firenze ci raccontano agronomi, medici, tecnici, economisti, filosofi, educatori, sociologi e paesaggisti non sono utopistici e nonostante la crisi, la biodinamica, disciplina fondata quasi un secolo fa da Rudolf Steiner e che ha rivoluzionato l’agricoltura con una visione verde, olistica e spirituale, ha una crescita a due cifre. Aumentano produzione e vendita (+20%), lievita in modo esponenziale il gradimento dei consumatori, s’impenna l’indice dell’occupazione. Sorprendente il dato del lavoro. “Se in Italia l’agricoltura fosse interamente bio avremmo due milioni di posti di lavoro in più”, dice Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica.

Triarico ha appena organizzato il 32° convegno internazionale della disciplina che si è svolto a Firenze. Un successo, non solo di pubblico, ma d’interventi, idee, progetti. “I dati ci dicono che nel 2012 l’economia primaria è stata l’unica ad avere aumentato di 6o mila unità i posti di lavoro - continua Triarico -. Se le coltivazioni tradizionali e intensive diventassero biodinamiche, i posti decuplicherebbero, perché per ogni addetto ne servono almeno dieci. Costi maggiori che il mercato assorbirebbe puntando a nuove alleanze sul cibo di qualità, come Slow Fo- od, per esempio”.

Non è solo teoria. Lo testimoniano gli esempi di imprenditori e agricoltori biodinamici. Aldo Paravicini ha vinto la crisi “con la consapevolezza che per tutti è arrivato il momento di cambiare politica agricola - sottolinea - e di guardare a un modello diverso. Scelte etiche di non avvelenare la terra e di non cercare profitti stratosferici possono cambiare il mondo. Abbiamo assunto e continueremo a farlo”. Nel Veronese la Coop agricola Primavera Coor e la Bio Spa hanno iniziato con appena 3 addetti, oggi hanno 200 dipendenti.

C’è ottimismo, certo, ma anche la consapevolezza di dover combattere battaglie straordinarie. Per togliere i veleni dalla terra, farla tornare Madre. Giulia Maria Crespi, che su questi temi ha incontrato il presidente Giorgio Napolitano e ha scritto al Papa (“ma non sono stata ascoltata”, svela dispiaciuta) lancia un’idea: “Destiniamo parte dei fondi della ricerca contro il cancro a togliere i veleni dai terreni”. Non c’è solo la Terra dei Fuochi da salvare. “Da tempo gli agricoltori di Siracusa - denuncia Paolo Guarnaccia, docente di agricoltura biologica all’Università di Catania - trovano nei loro pozzi acqua e petrolio. E a Gela e Milazzo la terra è stata uccisa dai veleni.

Controlli e bonifiche? Carenti, lo denuncia anche l’Oms”. Legalità, ma anche una nuova pedagogia. Gaia Citriniti è la giovane coordinatrice dell’Istituto formazione Apab di Firenze: “Siamo il primo polo formativo italiano di agricoltura biodinamica, abbiamo centinaia di studenti e una richiesta sempre in crescita. Molti giovani guardano a un nuovo modello di agricoltura. Ma ci sono anche titolari di aziende tradizionali che vogliono riconvertirsi”. Chissà, forse la rivoluzione di Steiner è davvero dietro l’angolo.

Fonte: Corriere della Sera




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