Vino e territori: un mix strategico per il made in Italy in vista di Expo 2015

09/06/2014 Valorizzazione e promozione integrata del territorio attraverso cultura, paesaggi, cucina: il tutto sotto il leitmotiv del vino, dei produttori e della loro professionalità e accoglienza in grado di trasformare la visita in cantina in un’esperienza indimenticabile

Sono questi gli obiettivi del Movimento Turismo del Vino, l’associazione no profit nata nel 1993 che oggi racchiude in sé oltre mille tra le migliori aziende vitivinicole e distillerie italiane.

Il turismo del vino abbinato all’arte, alla storia e alla gastronomia rappresenta infatti un mix strategico per promuovere il brand Italia nel mondo, non solo quello agroalimentare, e soprattutto per potenziare la presenza di turisti italiani e stranieri. Lo stesso Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina si è detto impressionato “che 4 milioni di persone visitino le cantine”, sottolineando come il fenomeno “va oltre il dato economico. Vuol dire riconoscere che nell’intreccio tra tradizione e innovazione, il vino può trainare il dibattito sull’agroalimentare”.

In quest’ottica sono centrali le iniziative e gli eventi di MTV promossi durante tutto l’anno, a partire da Cantine Aperte, ma anche gli appuntamenti di respiro internazionale, come Expo 2015 che rappresenta un’opportunità interessante per catturare l’interesse turistico e commerciale dei visitatori. Tre i punti chiave lungo cui si svilupperà la presenza del vino all’Expo: ‘Emozionare. Promuovere il territorio. Fare sistema tra le varie aziende’. Fattori che stanno anche alla base del lavoro che dal 1993 il Movimento Turismo Vino sta portando avanti puntando sulla qualità dell’accoglienza, con i quali intende valorizzare le realtà aziendali associate, ma anche sull’importanza della cultura del vino da scoprire direttamente nei suoi luoghi di produzione.

In una nota, lo stesso direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, componente del Comitato scientifico del Padiglione del Vino all’esposizione universale, ha dichiarato: “Nelle nostre bottiglie ci sono storia millenaria, cultura e tradizioni che ci hanno portato a coltivare la vite a qualsiasi latitudine e a volte contro ogni logica economica. In questo sta il valore aggiunto del vino italiano, che arricchisce l’eccellenza qualitativa raggiunta grazie al grande lavoro fatto in vigna e in cantina negli ultimi 40 anni”.

La media quindi sempre più elevata della qualità dei vini rende indispensabile innalzare la capacità del produttore di raccontare il proprio prodotto e la propria azienda in maniera adeguata.

Dalla mia esperienza di produttrice, la ricetta migliore per vendere e comunicare un vino è quella di raccontare ciò che c’è dietro una bottiglia: la storia, la famiglia, il territorio da cui proviene e la sua cultura. Sono queste le suggestioni che affascinano l’acquirente e che poi lo spingono a scegliere la bottiglia sullo scaffale. Oltre alla qualità, naturalmente.

Criteri che nell’immaginario collettivo riguardano anche il turismo del vino. Un fenomeno in crescita, nonostante la crisi, capace di generare un giro d'affari di 5 miliardi di euro ma che presenterebbe margini di sviluppo molto più ampi con una partecipazione più attiva delle istituzioni per un coordinamento unico, in grado di promuovere in maniera corale il marchio Italia, anche all’estero.

E’ questa messa in rete dei soggetti che rende possibile fornire al turista un ventaglio di offerte integrate in un solo ‘pacchetto’. L’enoturista infatti non cerca esclusivamente degustazioni di vino e visita alla cantina, ma anche gite in bicicletta, visite ai musei e mostre. Senza dimenticare le tradizioni culinarie che ruotano attorno all’universo vino. Il lavoro da fare è quindi impegnativo, soprattutto tenendo conto che sono i turisti stranieri, in particolare, a spendere di più. Infatti, almeno in base all’esperienza delle aziende vitivinicole aderenti al Movimento Turismo del Vino, su un budget medio di 50/100 euro tra cantina e visita, il turista straniero è nel 65% dei casi molto più propenso a spendere per portare a casa i prodotti dei territori che ha visitato. Luoghi, quelli del Belpaese che, vale la pena ricordare, possiedono caratteristiche peculiari e irripetibili che dovrebbero essere valorizzate secondo le singole specificità anche oltreconfine. Il tutto mediante un ‘gioco di squadra’ dove i luoghi da sempre vocati al vino che hanno puntato da subito sul connubio tra cultura e turismo, facciano da traino anche alle zone vitivinicole meno conosciute ma emergenti.

E in questo senso sono fondamentali, ad esempio, gli strumenti del web 2.0 per raggiungere un popolo che sempre più confronta offerta, prezzi e qualità in tempo reale su smartphone e tablet e pregusta l’esperienza in cantina attraverso i social media. Secondo l’ultima indagine MTV-CST, infatti, il pubblico che va in cantina è sempre più connesso, con circa due terzi della domanda che sceglie le proprie destinazioni attraverso il web. Per questo il Movimento Turismo del Vino vuole porsi come voce autorevole, in quanto rete di aziende che concretamente credono nella filosofia della valorizzazione del territorio, in cui la cantina è presidio della tutela dei luoghi di produzione. Daniela Mastroberardino




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