#Vino: crescono le #donne imprenditrici e battono la crisi. Le donne e la terra sono molto simili, entrambe creano, entrambe sono imprevedibili

26/01/2015 Merito anche delle aziende al femminile, il 30% del totale, che si sta facendo strada in un mondo che è stato prevalentemente maschile

Anno mirabilis per le esportazioni italiane del vino. Stando alle prime stime di Wine Monitor, osservatorio vinicolo di Nomisma, il 2014 dovrebbe chiudersi con 5,1 miliardi di export (+1% rispetto al già positivo 2013). Una parte di merito di questo successo è anche delle donne che operano nel vino.

“Le imprenditrici del settore sono il 30% del totale - spiega la vice presidente dell’associazione Le Donne del vino, Donatella Cinelli Colombini -. Con grande soddisfazione, dati alla mano, ci risulta che le aziende a conduzione femminile abbiano resistito meglio alle difficoltà economiche e abbiano, addirittura, aumentato l’occupazione”. La vice presidente, che dirige la prima azienda interamente al femminile in Italia, poi cita un articolo apparso sul New York Times che raccontava come agli esami per Master of Wine le più brave fossero risultate le donne. “Siamo più brave e lo stiamo dimostrando - racconta - quando lasciai l’azienda di famiglia nel ‘98 mi vennero dato in dote due aziende da ristrutturale e una piccola quantità di Brunello. Cercai un cantiniere appena formato e non lo trovai, poi per curiosità chiesi se ci fosse una cantiniera donna e la risposta mi sorprese e illuminò: ‘Di brave professioniste donne ce ne sono moltissime a disposizione’. Ma pochi richiedono le professioniste donne. Ecco la discriminazione che non avevo mai visto. Da lì nacque la mia azienda totalmente al femminile: dall’enologa all’assaggiatrice fino alla cantiniera”.

“Il settore cresce e assume - spiega Cinelli Colombini -. In tempi di crisi economica pensi che fatichiamo a trovare alcune figure nel settore commerciale soprattutto per l’export, nella comunicazione, mancano persino le addette alla degustazione. Basta cercare Wine Job sul web per rendersene conto”. Gli esperti del settore, però si aspettavano un crescita migliore del +1% fatto segnare nel 2014. Alcuni fenomeni macroeconomici hanno rallentato la corsa del vino italiano. I più evidenti sono stati: il maggior controllo del governo cinese sui rimborsi spese dei funzionari cinesi con il relativo calo di acquisto di vini “pregiati” in un mercato in forte crescita. Il secondo fenomeno, almeno in Europa è stato la riduzione - qualcuno addirittura parla di svendita - dei vini sfusi spagnoli che hanno creato un gap di prezzo evidente rispetto a quelli italiani. Una difficoltà che si avverte soprattutto in Germania che rappresenta il 30% dei volumi esportati dall’Italia. Infine, la Russia e l’embargo su alcuni prodotti per la questione militare con l’Ucraina. Quel mercato aveva registrato crescite a doppia cifra negli ultimi cinque anni e nel 2014 ha fatto segnare uno stop prevedibile. Buone notizie invece dai mercati in recupero come il Giappone, Stati Uniti e soprattutto Gran Bretagna dove le bollicine stanno conoscendo una nuova giovinezza.

“Soffriamo, ma resistiamo - racconta Pia Donata Berlucchi, amministratore delegato dell’azienda F.lli Berlucchi che ha sede in Franciacorta. “Non sorprende che il mondo vinicolo diventi sempre più femminile. Le donne e la terra sono molto simili, entrambe creano, entrambe sono imprevedibili. Pensi che qualche anno fa una grandinata distrusse il 60% del raccolto. Il rimanente era in sofferenza. Quattro anni dopo l’enologo ci disse che quel poco vino che eravamo riusciti a ricavare ere uno dei migliori delle ultime annate. Infine le donne hanno un approccio con il cliente migliore rispetto agli uomini. E forse questo è il loro segreto”.




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