TERRE GRECANICHE TRA SPROPOLI E CAPO SPARTIVENTO

21/05/2021

Si fondono e si confondono. Sacro e profano.

Le nostre terre grecaniche si nascondono, ma lasciano tracce e queste tracce parlano di un passato ricco di storia, al confine con la leggenda.

Tra Spropoli e Capo Spartivento. È qui che con ogni probabilità sorgeva lo "Zeus dell'Alece", il santuario edificato dai Locresi Epizefiri presso il fiume Alece, nella Magna Grecia, dedicato a Zeus Olimpio.

Secondo lo studioso Claudio Sabbione questo fiume sfociava nella zona dell'Herakleion, nei pressi dell'attuale Capo Spartivento. In questo luogo, secondo la leggenda, Eracle sarebbe stato "disturbato nel sonno" dal frinire delle celebri cicale del fiume Alece. Un corso d'acqua mitico e storico, più volte menzionato dalle fonti antiche che, a partire da Tucidide, ne parlano come del fiume che segnava il confine tra Locri e Rhegion, l'antico nome della colonia greca di Reggio Calabria.

È lo stesso Sabbione che identifica l'antico fiume nella fiumara del Galati - Aranghìa, da cui prende il nome il nostro vino. Tale coincidenza sarebbe confermata dalla presenza delle rovine del Convento Basiliano di Santa Maria dell'Alica, in un sito sovrastante le sorgenti del suddetto torrente. Lo stesso toponimo "Alica" deriva, con ogni probabilità, dal nome dell'antico Alece.

A ciò si aggiunge che nelle prime carte topografiche della zona, redatte dall'Istituto Geografico Militare intorno al 1880, lo studioso ha avuto modo di riscontrare la forma di derivazione dialettale "Lica", che per l'appunto fa riferimento al primo tratto del Galati - Aranghia.

L'esistenza del tempio costruito in onore a Zeus, invece, è confermata dalle stesse "Tavole di Locri". Le 39 tabelle di bronzo (scritte in caratteri greci del IV-III sec. a.C.), oggi esposte al Museo Nazionale di Reggio Calabria, facevano parte di ciò che è stato definito l'Archivio del Santuario di Zeus Olimpio di Locri Epizefiri, in cui venivano registrate le somme di denaro che i tesorieri del tempio davano in prestito alla Città.

Ebbene, dalle Tavole si ricava che un certo quantitativo di "doreai", somme di denaro o redditi, provenissero da quello che dovrebbe essere stato un santuario satellite: lo "Zeus dell'Alece", per l'appunto.
Sosteneva Eraclito:"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume". Così diceva il filosofo del "panta rei", del "tutto scorre". E se è vero che tutto si modifica, è vero altrettanto che quanto oggi può passare inosservato sotto i nostri occhi un tempo scorreva rigoglioso e prospero.

Non si può toccare due volte l'acqua dello stesso fiume, ma le tracce rimangono. Queste sono le nostre terre, la nostra storia.

 




Terre Grecaniche - Cooperativa Agricola